kipple, kipple, kipple …

Hávamál - Italiano – Bjǫrn Heinríkr Vargsson

Il Discorso dell’Eccelso
[a cura di Bjǫrn Heinríkr Vargsson, martedì 16 ottobre 2012]

Ogni ingresso prima d’essere attraversato
dev’essere spiato, dev’essere osservato;
poiché non si sa dove i nemici si nascondino
nella stanza dietro d’esso.

Salute ai generosi! Che l’ospite entri!
Dove si siederà? Rapido è colui
che con le spade proverà il suo valore.

V’è bisogno di fuoco per chi entra
ed ha le ginocchia fredde; di cibo e vestiti
ha bisogno l’ospite che arriva dalle montagne.

V’è bisogno d’acqua per chi viene al banchetto,
di vettovaglie e di gentilezze, di buon animo,
di parlate e di silenzio.

V’è bisogno di saggezza per chi viaggia a lungo;
a casa tutto è diverso; allo sciocco il saggio
deve far cenno quando questo si siede trai saggi.

L’uomo non deve vantarsi della propria intelligenza,
al contrario, deve tenerla nascosta;
dev’essere attento e silenzioso
quando giunge in un’abitazione,
raramente chi ha prudenza erra,
poiché mai amico migliore
l’uomo ha trovato del proprio buonsenso.

L’ospite cauto che viene al banchetto tace,
con l’orecchio teso, ascolta tutto,
ed aguzza lo sguardo; così il saggio controlla tutto.

È felice colui che ottiene lodi per sé
lodi e complimenti; poiché è arduo
far breccia nel cuore d’un altro uomo.

È felice colui che ha dentro sé
lodi e saggezza di vita;
poiché spesso cattivi consigli
l’uomo riceve dal cuore d’un altro uomo.

In viaggio l’uomo non porta cose migliori
del buonsenso; è migliore
persino della ricchezza in un paese sconosciuto;
è la salvezza di colui che si perde.

In viaggio l’uomo non porta cose migliori
del buonsenso; nulla c’è di peggio
che bera senza ritegno la birra in viaggio.

Non è così buona come dicono
la birra per i mortali; poiché ha poco
controllo del suo cervello l’uomo ubriaco.

L’uccello dell’oblio vola sulla birra,
rubando la ragione agli uomini; dalle sue piume
io stesso fui ingannato nel palazzo di Gunnloda.

Ero ubriaco, ubriaco totalmente,
quand’ero col saggio Fiallaro; poiché la birra è ottima,
a patto che chi bevva mantenga la ragione.

Il figlio d’un re dev’essere silenzioso e saggio
ed aducace in battaglia; lieti e fieri
bisogna essere finché non sarà giunta la propria ora.

L’uomo vile crede che vivrà per sempre,
se eviterà le guerre; ma la vecchiaia non
gli darà alcun pace, invece la lancia potrebbe.

Lo stolto è imbarazzato alle feste a cui va,
farfuglia e borbotta oppure indugia,
ma gli passa, se inizia a bere,
e si rivela per ciò che è.

Solo è colui che ha a lungo viaggiato
e per tempo ha vagato,
quanto è grande la mente di colui
che è ricco di saggezza.

Non evitare l’idromele, ma bevi con contegno,
parla diretto oppure taci;
nessuna colpa ti darà mai nessuno,
se andrai a letto presto.

L’ingordo, se la sua mente è debole,
mangia fino a star male; e ridono di lui,
quando tra i saggi arriva
un uomo siocco con la pancia.

Le greggi san bene quand’è tempo di reincasare
e di smettere di pascolare; invece l’uomo non saggio
non conosce la dimensione del suo stomaco.

Un uomo meschino e stupido
ride per ogni cosa; quel che non sa ma
che dovrebbe sapere, è che non è privo di difetti.

L’uomo non saggio sta sveglio tutte le notti
e si preoccupa di tutto;
sicché è sfinito quando viene il mattino;
e tutti i dubbi son rimasti dov’erano.

L’uomo sciocco crede che gli siano tutti
amici quelli che gli sorridono; e non s’accorge,
quando è tra i saggi,
se lo prendono in giro.

L’uomo sciocco crede che gli siano tutti
amici quelli che gli sorridono, ma si accorge
quando c’è un’assemblea,
che nessuno parla in suo favore.

L’uomo sciocco pensa di saper tutto,
quand’è da solo; ma non sa nulla,
non sa che rispondere,
se qualcuno gli a una domanda.

L’uomo sciocco, quand’è con altri,
è meglio che taccia; nessuno sa
che lui non sa nulla, finché non parla troppo,
ma l’uomo che non sa ignora anche che
sta parlando troppo.

Apparirà saggio chi sa porre domande
e dare risposte; nulla è nascosto
ai figli degli uomini, di ciò che possono apprendere.

Chi parla sempre spesso dice
inutili ciance; la lingua chiacchierona
se non controllata, spesso agisce contro di sé.

Nessuno dovrebbe sfottere qualcuno,
specie se viene alla festa; in molti lo rispettano,
se non gli fanno domande
e gli concedono un posto a sedere.

Chi sa fuggire si crede furbo
quando si prende gioco di qualcuno; ma non sa
che al banchetto si prendon gioco di lui,
coloro dei quali si era preso gioco.

Molti uomini sono amichevoli tra loro,
ma poi si azzuffano al banchetto, sempre disputa
ci sarà tra un ospite e l’altro.

Nelle prime ore l’uomo deve mangiare molto,
quando si reca dai parenti; oppure si siederà distratto,
sarà affamato, e parteciperà poco al discorso.

La strada per un amico sciocco è lunga e tortuosa,
anche se abita lungo la strada; invece ad un buon amico
conducocono strade dritte, anche se abita lontano.

Bisogna andarsene, l’ospite non deve
rimanere per sempre; anche chi è caro,
diventa malvisto se rimane per troppo tempo.

Casa propria è meglio, ance se è piccola,
ognuno è il padrone a casa sua;
anche se si possiedono solo due capre ed un tetto,
è sempre meglio di fare la carità.

Casa propria è meglio, ance se è piccola,
ognuno è il padrone a casa sua;
sanguina il cuore di chi è costresso a mendicare
il cibo ogni volta che ne ha bisogno.

Un uomo non dovrebbe mai allontanarsi dalle sue armi
su un campo di battaglia; poiché non si sa
quando sulle strade lontane
potrà servire una lancia.

Non ho conosciuto nessun generoso di regali o cibo,
che non riceva un dono, né uno che la sua saggezza
difonda ampiamente e che in cambio riceva odio.

Ai prori averi, messi da parte,
l’uomo non deve affezionarsi;
spesso si risparmia per un nemico anziché per un amico;
poiché le cose van molte volte peggio di quel che si auspica.

Gli amici saran lieti di ricevere armi e vestiti,
come lo saresti te; chi dona e riceve doni
ha vera amicizia, se non si fa nulla per romperla.

Al proprio amico l’uomo dev’essere amico
e ricambiare un dono con un dono;
gli uomini ricambieranno risa con risa,
ma la menzogna con l’inganno.

Al proprio amico l’uomo dev’essere amico,
a lui come al suo amico,
ma all’amico del proprio nemico nessun uomo
dev’essere amico.

Sappi, se hai un buon amico, di cui ti fidi,
e vuoi restarci in buoni rapporti,
devi condividere il tuo pensiero col suo
e devi scambiarci regali, vai a trovarlo spesso.

Se ne hai un altro, di cui ti fidi,
e vuoi restarci in buoni rapporti,
gli devi parlare con toni gentili, ma rifletti molto
e ricambia la menzogna con l’inganno.

Così invece come con chi non ti fidi
e di cui non conosci gli ideali,
puoi ridere ma non parlare di te;
e dovrai ricambiare i doni ricevuti.

Un tempo fui giovane, viaggiai da solo;
sicché mi smarrî per le strade;
mi sentî ricco quando incontrai un altro;
l’uomo è la gioia dell’uomo.

I coraggiosi, i prodi, hanno una vita migliore,
raramente soffrono; ma il codardo
teme tutto, l’avaro non cede con piacere.

Una volta detti i miei abiti
a due spaventapasseri; si credettero eroi
quando ricevettero gli abiti: chiunque, nudo, è affranto.

L’albero vicino al dirupo, si dissecca,
non ha né radici né nutrimento;
così è l’uomo, se non ama nessuno;
perché mai dovrebbe vivere a lungo?

Più calda del fuoco
arde l’amicizia tra amici per cinque giorni;
ma poi al sesto giorno si spegne,
e tutta l’amicizia sparisce.

L’uomo non deve donare cose grandi;
spesso si viene lodati anche con le piccole;
io con mezzo panino e con mezzo bicchiere
ho trovato un amico.

Un mare piccolo ha una spiaggia piccola,
e piccole sono le menti umane;
non tutti gli uomini non sono equamente saggi,
poiché la saggezza è più grande dell’uomo.

Un uomo dovrebbe essere saggio,
ma mai troppo;
tra gli uomini vivono meglio
coloro che non sanno tutto.

Un uomo dovrebbe essere saggio,
ma mai troppo;
poiché il cuore del saggio raramente
è felice, se chi lo possiede sa tutto.

Un uomo dovrebbe essere saggio,
ma mai troppo;
nessuno deve conoscere il proprio destino;
in modo che la mente non abbia di che angosciarsi.

Torcia dopo torcia brucia la fiamma
finché non si spegne;
uomo dopo uomo la conoscenza divaga
finché non arriva a qualcuno che tace.

Si deve alzare presto chi vuole
ricchezze o vita di altri;
raramente il lupo da fermo trova una preda,
né l’uomo che dorme trova la vittoria.

Si deve alzare presto chi ha pochi lavoratori,
e andare a lavorare lui stesso;
chi dorme troppo il mattino spreca molto,
chi batte la fiacca ha la metà delle ricchezze possibili.

Della legna secca e della betulla per i tetti,
di questo l’uomo deve sapere quanto ha bisogno,
e di quanta legna gli serva per un mese
oppure per metà anno.

L’uomo deve recarsi a consiglio pulito e sazio,
anche se non è ben vestito;
che nessuno si vergongni dei propri vestiti,
e neanche del proprio cavallo, pur quanto sia misero.

Quando l’aquila vola sull’antico mare geme
ed abbassa la testa; così è l’uomo
in mezzo ad una folla
e nessuno lo sostiene.

L’uomo astuto deve domandare e chiedere,
se vorrà essere chiamato saggio;
dì ad uno i tuoi pensieri, conosci quelli di altri due,
e comprendi a pieno quelli di altri tre.

L’uomo prudente deve esercitare il suo potere
con prudenza; egli scoprirà
quando sarà tra i valorosi,
che forse non è il più potente.

[Qui manca del testo al manoscritto originale]
Alle parole che si dicono a qualcuno,
spesso bisogna dare spiegazioni.

A volte sono arrivato troppo presto
a dei raduni, altre troppo tardi;
la birra era già finita, altre ancora non fermentata,
raramente chi è sgradito è ben accetto.

Mi inviterbbero più spesso nelle case,
se non avessi bisogno di mangiare,
o se appendessi due prosciutti a casa
dei miei amici, quando ne mangio uno.

Il fuoco è per l’uomo la cosa migliore
ed è il calore del Sole, così come il suo potere,
se un uomo può averlo,
avrà una vita calorosa.

Nessun uomo è mai del tutto triste, anche se sta male;
alcuni han gioia dai figli, altri dai parenti,
altri da ciò che possiedono, altri dalle buone azioni.

È meglio vivere che soffrire
l’uomo vivo ha la carne;
ho visto fiamme sorgere sulla pira del ricco
ed egli giaceva morto dinanzi al suo uscio.

Lo zoppo cavalca, il monco guida il gregge,
il sordo combatte ed è forte, essere ciechi è meglio
di essere bruciati; un cadavere è inutile.

Un figlio è meglio, anche se è nato
dopo la morte del padre; raramente le pietre tombali
sono lungo la strada, se non le innalza qualche parente.

Due sono una battaglia, la lingua uccide il cervello;
sotto ogni mantello io mi aspetto un pugno serrato.

Ben accetta la notte chi è ricco di provviste,
(le prue delle navi sono brevi;)
le notti autunnali sono variabili; il tempo cambia spesso
in cinque giorni e ancor di più in un mese.

Chi non sa nulla non conosce nulla,
molti bramano l’oro;
un uomo è ricco, un altro povero,
ma ambedue non devono disprezzare l’altro.

Muore il bestiame, muoiono i parenti,
morirai anche te egualmente,
ma la fama di chi ne ha ottenuta
non morirà mai.

Muore il bestiame, muoiono i parenti,
morirai anche te egualmente,
ma conosco una cosa che non muore mai:
la reputazione di chi è morto.

Vidi i recinti dei figli di Ficiungo pieni,
ma ora essi mendicano col bastone;
la ricchezza è momentanea,
è la più infame degli amici.

L’uomo che non è saggio, se riesce ad avere
ricchezza oppure l’amore di una dama,
aumenta il suo orgoglio,
ma mai il suo buonsenso:
accresce solo in spavalderia.

Questo è certo, quando consulti le rune
chiedendo aiuto alle divinità,
che crearono il bene ed il terribile mantra,
ebbene, forse faresti meglio a tacere.

Il giorno va lodato alla sera,
una moglie, quand’è bruciata,
una spada, quando provata,
una dama, quando sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quand’è bevuta.

La legna va spaccata nel vento,
il mare navigato quando calmo,
parlare con una ragazza quand’è buio,
poiché gli occhi del giorno sono molti;
una barca serve per navigare,
uno scudo per difendersi,
una spada per attaccare,
una ragazza per baciarla.

Bevi la birra vicino al fuoco,
pattina sul ghiaccio,
compra il cavallo da magro,
compra la spada da sporca,
ciba il cavallo in casa
ma il cane nella sua cuccia.

Nessun uomo deve credere ad una vergine
né anche, a ciò che dice una donna,
poché su una ruota girevole
son stati plasmati i loro cuori,
ed il loro seno fu fatto mutevole.

L’arco che cigola, la fiamma che brucia,
il lupo che ringhia, il corvo che gracchia,
il cinghiale che grugnisce, l’albero senza radici,
il mare crescente, il calderone che bolle.

La lancia che vola, l’onda che s’infrange,
il ghiaccio notturno, il serpente attorcigliato,
i discorsi delle mogli a letto o della spada incrinata,
i giochi degli orsi o il figlio del re.

Il vitello magro, il servo felice,
le profezia di una volva, il neo-assassino.
(qui manca del testo al norreno)

In un campo seminato nessun uomo ponga fiducia,
né in un figlio prima del suo tempo,
il campo richiede tempo ed il figlio saggezza;
tutto ciò qua elencato è innaffidabile.

In un fraticida, quando lo incontri,
in una casa mezza bruciata, in un cavallo veloce,
poiché è inutile che corra, se si rompe una gamba,
nessun sia mai così ingenuo da credere in questi.

In tal modo è l’amore delle donne, che son false,
è come cavalcare un cavallo non ferrato sul ghiaccio,
un puledro di due anni selvaggio e mai domato,
o guidare una nave nel vento senza timone,
o esser zoppi e cercar di prendere una renna sulle rocce friabili.

Ora parlerò chiaramente, perché concosco ambedue,
il cuore degli uomini è pericoloso per le donne;
più dolcemente parliamo,
più falsamente pensiamo:
con sapienza affrontiamo l’ingenuità.

Deve parlare dolcemente e fare doni
chi vuol ottenere il côr di una donna,
deve lodare la bellezza della fanciulla:
vince chi sa corteggiare meglio.

Nessuno deve mai accusare un uomo
di amare; spesso i saggi sono in catene,
mentre gli sciocchi sono liberi,
perduta bellezza della loro sapienza.

Nessuno deve mai accausare un uomo,
di quel che accade agli altri;
i saggi nascon spesso dai figli degli stolti,
questo è il potere della volontà.

Solo l’anima sa quel che vuole il cuore,
ognuno è un tutt’uno coi propri sentimenti;
non v’è peggior male per l’uomo
saggio di non riuscire ad amare.

Ho capito questo mentre ero seduto dentro la renna
ed aspettavo la mia desiderata;
quella fanciulla era il cuore e la carne per me;
ma ancora non son riuscito ad averla.

Trovai la figlia di Billingo nel suo letto
bianca come il Sole, dormiente; lo status un nobile
mi parve vano
se non sarei riuscito ad ottenere quella bella creatura.

« Dovrai tornare verso sera, Odino,
se vorrai sedurre quella fanciulla;
sarebbe un male se altri a parte noi
sapessero di questa relazione. »

Tornai indietro ed ero felice
per la passione; credevo che
avrei di certo ottenuto
il suo cuore ed il mio piacere.

Perciò tornai quando si fece notte
ed i guerrieri erano tutti svegli,
con torce infuocate
e bastoni pesanti, perciò capî
che non avrei avuto fortuna.

E quand’era quasi mattino,
quando tornai di nuovo,
tutti quanti dormivano;
trovai solo il cane di quella bella
donna legata al suo letto.

La fanciulla è molto buona, a dirla tutta,
ad ingannare gli uomini. Ne ho avuto conferma,
quando provai a condurre quella saggia alla lussuria;
ella mi fece subire con astuzia ogni umiliazione
ma da lei non ottenni un bel niente.

A casa l’uomo sorride agli ospiti,
deve sapersi mostrare vissuto e loquace,
se vorrà sembrar saggio.
Spesso parlerà di cose belle;
viene chiamato idiota chi parla poco,
questo è una contraddistinguente di chi è poco saggio.

Sto tornando ora dalla vecchia gigantessa:
ivi poco ottenni col silenzio; con molte parole
ho avuto vantaggio nelle sale di Suttungo.

Gunnloda mi dette sul trono d’oro
da bere il prezioso idromele;
una brutta ricompensa lasciai che ebbe
per il suo cuore eroico, per il suo animo turbato.

La bocca di Rati usai per farmi strada
e per perforare la roccia,
ma sopra e sotto era pieno di giganti,
in questo modo avventatamente rischiai la testa.

Con l’inganno quell’ottimo prodotto mi son goduto,
a poco rinuncia chi è saggio,
poiché l’idromele Udruri è al di sopra
di tutti i prodotti della terra.

Ho ancora il dubbio sul fatto che fossi tornato
dalle fortezze dei figanti,
se Gunnloda non mi avesse aiutato,
quella brava donna,
che mi dette una mano.

Il giorno dopo vennero i giganti
a chiedere dell’Eccelso nelle sale dell’Eccelso.
Chiedevano di Odino,
se fosse tornato tra gli dèi
oppure se Suttungo lo avesse ammazzato.

Credo che Odino abbia giurato sul sacro anello;
ma chi potrebbe fidarsi di lui?
Egli privò Suttungo del suo idromele
e lasciò Gunnloda a piangere.

È tempo che parli del trono di medizatione
di Urdabrunia, vidi e tacqui,
vidi e meditai, ascoltai i
discorsi degli uomini; udî delle rune ed imparai,
né tralasciai alcun dettaglio nelle sale dell’Eccelso,
nelle sale dell’Eccelso, sentî dire questo:

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
di notte non alzarti a meno che tu non sia di guardia
oppure che tu non stia cercando qualcosa fuori casa.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non dormire abbracciato ad una bella donna,
così non ti terrà in trappola tra le sue braccia.

Ella farà in modo che tu non ricorderai
né le assemblee né gli incontri con gli uomini;
farà in modo che non vorrai più cibo né piacere,
ed andrai a letto pieno di dolore.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non cercare di avere la donna di un altro
o provare a farne una tua (segreta) amante.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
se viaggi molto, per fiordi o montagnuole,
assicurati di avere abbastanza provviste.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non fare mai sapere ad un uomo malvagio
nulla della tua vita, poiché da un uomo malvagio
non otterrai mai che diverrà un buon amico.

Vidi un uomo ferito a morte dalle parole
di una donna malvagia; una lingua falsa
fu per lui la morte
e non era neanche la realtà.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
sappi che, se hai un amico di cui ti fidi,
vai a trovarlo spesso, poiché crescono le steppe
e l’erba è alta, sul sentiero mai percorso.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
scegli un buon uomo con cui discorrer bene
ed impara dei bei modi di dire, finché sei in vita.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non esser mai con un tuo amico
il primo a spezzare i rapporti;
il dolore t’empie il cuore, se non puoi
confidarti con qualcuno.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non dovrai mai scambiar parole
con scimmie non sagge.

Ché da un uomo malvagio
non otterrai mai ricompensa per il bene fatto,
ma un uomo buono ti farà sentire spesso
ben accetto con le sue lodi.

L’amicizia è ricambiata,
quando un uomo può dire ad un altro tutto ciò che pensa;
nulla è peggio dell’essere falsi;
nessun vero amico, parla solo lealmente.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non scambiare più di tre parole
con un uomo inferiore a te,
spesso il migiore perde, quando combatte contro il peggiore.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non fare l’armaiolo né il calzolaio,
eccetto che per te stesso,
se la scarpa è fatta male o l’arma non è buona,
allora la gente penserà male di te.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
ovunque sentirai di una menzogna,
dichiara che sia una menzogna
e non fare pace con i nemici.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non trarre mai gioia dal male,
ma trai piacere dal bene.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non guardare in alto in battaglia,
simili a bestie diventano i figli degli uomini,
così non ti imtimoriranno.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
se vuoi una bella donna parlale dolcemente
e traine piacere, falle belle promesse
e mantienile; nessuno soffre il bene, se ricevuto.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
ti conisglio di essere prudente ma non troppo;
sî prudente con la birra e con la donna di un altro
e per terzo che i ladri non ti raggirino.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non accogliere mai con insulti e risate
né ospiti né viandanti.

Spesso colui che è in casa non sa
di che razza siano, chi viene;
nessuno è così buono da non aver difetti,
né così malvagio da essere inutile.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
colui coi capelli grigi che parla non deridere mai,
quello che gli anziani dicono spesso è giusto;
spesso dalla pelle raggrinzita vengono sagge parole
anche se sono appese come i prosciutti
e dure come le pelli
e soffiate come i vetri.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
non accogliere male un ospite né caccialo via,
tratta bene i vagabondi.

Dev’essere forte la trave,
per poter fare entrare chiunque.
Dona un anello, oppure ti sarà auguruata
una qulche maledizione.

Ti consiglio, Lodfavni,
ed ascoltami, ne trarrai vantaggio,
otterrai del bene, se farai così:
ovunque tu beva birra,
cerca il potere della terra,
poiché la terra agisce contro la birra,
il fuoco contro le malattie,
la quercia contro la diarrea,
il grano contro le maledizioni,
il sambuco contro i litigi,
contro l’ira devi invocare la Luna,
l’aloe contro i morsi,
le rune contro la sfortuna,
il terreno fermerà le innondazioni.

Io so, fui appeso all’albero esposto al vento
per novi notti intere, ferito da una lancia
e sacrificato ad Odino, a me stesso,
a quell’albero di cui nessuno sa
dove affondino le radici.

Non mi saziarono col pane né dissetarono coi corni,
guardai in basso, conobbi le rune,
le conobbi soffrendo, e poi caddi giù.

Nove terribili poemi conobbi
dal rispettabile figlio di Baultorne,
padre di Bestla, e bevvi un sorso
del prezioso idromele, ricavato da Udruri.

Sicché iniziai a germogliare e divenire saggio
e a crescere e a sentirmi forte,
parola dopo parola ottenni dalle parole,
lavoro dopo lavoro ottenni dai lavori.

Troverai rune
e lettere chiare,
lettere molto chiare,
lettere molto solide,
che scrisse il terribile poeta
e crearono gli dèi
ed incise Odino.

Odino tra gli Asi, Daino tra gli elfi,
Dualino trai nani, Osvido trai giganti,
io stesso ne ho creata qualcuna.

Sai incidere? Sai interpretare?
Sai dipingere? Sai mettere alla prova?
Sai come chiedere? Sai sacrificare?
Sai come inviare? Sai sacrificarti?

È meglio non essere invocato
che ricevere troppi sacrifici,
un dono attende d’esser ricambiato;
è meglio non ricevere offerte
che ricevere troppi sacrifici.
Così Odino scrisse prima della storia dei mortali,
poi tornò su, da dov’era venuto.

Conosco incantesimi che
non conosce nessuna donna di re
né figlia d’uomo.
“Aiuto” si chiama il primo, e ti darà aiuto
contro liti e dolori e ogni tristezza.

Conosco per secondo di cosa necessitano i figli,
se vogliono vivere come medici.

Questo conosco per terzo:
se ho bisogno urgente
di fermare i miei nemici,
spunto le loro lame,
i loro bastoni ed armi non mordon più.

Questo conosco per quarto:
se mi legano le membra,
allora io canto, così mi libero,
la fune si scioglie dalle gambe,
ed il laccio annodato dalle mani.

Questo conosco per quinto:
se vedo una lancia scagliata dal nemico nella mischia,
non ha questa troppa forza che io non possa fermarla,
se solo la guardo intensamente.

Questo conosco per sesto:
se qualcuno mi ferisce con radici ancor verdi,
e questo qualcuno mi fa irare,
la brutta sorte prenderà lui e non me.

Questo conosco per settimo:
se vedo bruciare la sala dove ci sono commensali,
pur quanto bruci, io potrò salvarla;
cantando l’incantesimo che conosco.

Questo conosco per ottavo,
che per tutti è molto utile:
ovunque ci sia odio tra i figli del re
io posso placarlo.

Questo conosco per nono:
se sono in difficoltà
a governare la mia barca sulle onde,
chiamo il vento sull’acqua
ed acquieto tutto il mare.

Questo conosco per decimo:
se vedo streghe volare in aria,
io posso fare in modo che smarriscano
la casa dei loro corpi, la casa delle loro anime.

Questo conosco per undicesimo:
se devo condurre in battaglia vecchi compagni,
canto dietro i ranghi, ed ecco che escono
in salute dalla mischia, in salute dalla mischia,
escono in salute da ovunque.

Questo conosco per dodicesimo:
se vedo un impiccato penzolare da un albero,
allora incido e dipingo delle rune
cosicché egli cammini e parli con me.

Questo conosco per tredicesimo:
se bagnerò con acqua un giovane,
egli non cadrà,
anche se va nella mischia:
costui non morirà di spada.

Questo conosco per quattordicesimo:
se devo parlare alle persone degli dèi,
Asi ed elfi conosco alla perfezione;
i non saggi non sanno così tanto.

Questo conosco per quindicesimo,
il canto che Tiodreri il nano
dinanzi alle porte di Dellingo:
cantò forza per gli Asi, capacità per gli elfi,
e saggezza per Odino.

Questo conosco per sedicesimo:
se voglio da una bella fanciulla
tutto il piacere e la passione,
confondo l’animo della donna dalle candide braccia
e distorco ogni suo pensiero.

Questo conosco per diciasettesimo:
la giovane fanciulla non mi eviterà mai.
Di questi incanti tu, Lodfavni,
potrai fare a meno;
tuttavia otterrai del bene, se li farai,
utilità se li sai, giovamento se li conosci.

Questo conosco per diciottesimo,
quel che mai dirò a fanciulla o moglie,
(tutto è migliore se lo sa solo una persona;
questa sia la chiusa dei miei detti,)
ma dirò solo a colei che mi cinge il braccio
oppure che sia mia sorella.

Ora son finiti i discorsi dell’Eccelso
detti nelle sale dell’Eccelso,
utilissimi ai figli degli mortali,
inutili ai figli dei giganti.
Salute a chi li disse,
salute a chi li conosce,
siano utili a chi li ha appresi,
salute a coloro che li ascoltarono.

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