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Hávamál - Italiano – Progetto Bifröst

Hávamál, «Discorso di Hár»
[a cura della Redazione Bifröst 11.05.2012]

1
Tutte le porte
prima di varcarle
devono esser spiate,
devono esser scrutate,
che dubbio è ogni volta
dove i nemici
siedano nella sala [che ti sta] davanti.

2
Ai generosi, salute!
L’ospite venga dentro!
Dove dovrà sedere?
Va assai velocemente
accanto al focolare
chi esibisce le sue doti.

3
Di fuoco c’è bisogno
per chi è venuto dentro
ed ha le ginocchia gelate.
Di cibo e vestiti
necessita l’uomo
che ha percorso la montagna.

4
Di acqua c’è bisogno
per chi al banchetto viene,
di tovaglioli e di cortesi inviti,
di animo ben disposto,
se riesca a ottenerlo,
di conversazione e di silenzio.

5
Di intelligenza c’è bisogno
per chi viaggia per lungo;
ogni cosa è facile a casa.
Si ammicca [prendendosi gioco]
di chi nulla sa
e siede tra i sapienti.

6
Del proprio intelletto
non dovrebbe l’uomo vantarsi,
al contrario, sia misurato nell’animo.
Sia attento e silenzioso
quando giunge a un cortile:
di rado il prudente ha danno;
perché un amico più fidato
l’uomo non ha mai trovato
di un gran buon senso.

7
L’ospite prudente
che viene al banchetto,
tace aguzzando l’udito,
con le orecchie ascolta
e con gli occhi osserva;
così ogni uomo prudente scruta intorno.

8
È lieto colui
che per sé ottiene
lodi e favori.
Ardua è la cosa
che l’uomo deve ottenere
nel petto di un altro.

9
È lieto colui
che in sé possiede
lodi e saggezza.
Perché cattivi consigli
l’uomo ha spesso ricevuto
dal petto di un altro.

10
Bagaglio migliore
non si porta l’uomo in viaggio
di un gran buon senso.
Della ricchezza, migliore
ti si rivela in un paese sconosciuto:
tale è la salvezza del disperato.

11
Bagaglio migliore
non si porta l’uomo in viaggio
di un gran buon senso.
Provvista peggiore
non ci si porta per campi
del bere smodato di birra.

12
Non è così buona
come buona dicono
la birra per i figli degli uomini.
Poiché poco controllo ha
l’uomo che troppo beve
del suo intelletto.

13
«Airone dell’oblio» è chiamato
chi indugia in birreria;
rapisce la ragione all’uomo.
Dalle penne di quell’uccello
io stesso venni incatenato
nella fortezza di Gunnlǫð.

14
Ebbro io divenni
ebbro senza misura,
accanto al saggio Fjalarr.
Ché la birra è ottima,
a patto che mantenga
il suo intelletto, l’uomo.

15
Silenziosa e accorta
sia di un capo la schiatta
e audace in battaglia.
Lieto e sorridente
sia ciascun uomo
finché non sia ucciso.

16
L’uomo vile
crede vivrà per sempre
se evita le battaglie.
Ma la vecchiaia non porta
a lui nessuna pace,
anche se gliela portano le armi.

17
Sta immobile lo stolto
che dai conoscenti è andato;
farfuglia tra sé e indugia.
Ma poi gli passa
se ottiene da bere:
ecco che si rivela il carattere.

18
Solo uno conosce,
chi molto ha vagato
e molto ha viaggiato,
che carattere
possegga ciascun uomo:
lui possiede la saggezza.

19
Non trattenga [a sé] l’uomo il bicchiere,
e beva con misura l’idromele,
parli sensatamente o taccia.
Di cattive maniere
nessun uomo ti farà colpa
se tu vai presto a dormire.

20
L’ingordo
che non conosce misura
mangia e si ammala.
Spesso l’accolgono le risa,
quando tra gente accorta arriva
la pancia di un uomo sciocco.

21
Le greggi ben sanno
quando devono tornare a casa
e andarsene dai pascoli.
Ma l’uomo insavio
non conosce mai
la misura della sua pancia.

22
L’uomo incapace
e di cattivo gusto
ride per ogni cosa.
Quello che lui non sa
e che dovrebbe sapere:
che non è privo di difetti.

23
L’uomo insavio
sta sveglio tutte le notti
e si preoccupa di tutto.
Così è sfinito
quando viene il mattino;
tutte le sue miserie son [rimaste] qual erano.

24
L’uomo insavio
crede gli siano tutti
quelli che gli sorridono, amici.
Non si accorge affatto
se gli tendano tranelli,
quando tra i saggi siede.

25
L’uomo insavio
crede gli siano tutti
quelli che gli sorridono, amici.
Ed ecco si accorge,
quando arriva all’assemblea,
che ha pochi sostenitori.

26
L’uomo insavio
pensa di saper tutto
se sta da solo in un canto.
Ma nulla sa
quando deve parlare in risposta,
se qualcuno lo mette alla prova.

27
L’uomo insavio
quando si trovi con gli uomini
questo è meglio, che taccia.
Nessuno però sa
che lui non sa nulla,
purché non parli troppo.
Ma l’uomo che non sa,
questo neppure sa:
che a volte parla troppo.

28
Saggio lo stimano
chi sa fare domande
e parlare a tono.
Nulla celare
possono i figli dell’uomo
di quello che capita ai mortali.

29
In abbondanza dice,
chi mai tace,
ciance insensate.
La lingua chiacchierona
se non è trattenuta
spesso suona contro sé stessa.

30
Non ammiccherà [prendendosi gioco]
nessun uomo di un altro
quando viene tra congiunti.
Accorto in molti lo stimano
se non gli fanno domande,
e un posto ottiene indisturbato.

31
Accorto si ritiene
chi sa sfuggire,
ospite, agli scherni degli ospiti.
Non sa con certezza
chi al banchetto lo schernisca
se chiacchiera con malintenzionati.

32
Molti uomini
son tra loro amichevoli
ma a banchetto si accapigliano.
Rissa tra gli uomini
sempre vi sarà;
s’azzuffa l’ospite con l’ospite.

33
Al mattino di buon’ora
deve l’uomo spesso mangiare,
quando va a trovare congiunti.
[Altrimenti] si siede e scruta avido,
si comporta da affamato
e partecipa poco al discorso.

34
Una strada assai tortuosa
porta a un cattivo amico
anche se abita lungo la via.
Ma a un buon amico
conducono strade diritte
anche se si è stabilito più lontano.

35
Bisogna andarsene:
non deve l’ospite stare
sempre in un posto.
Chi è caro diviene malvisto
se a lungo risiede
nella sala di un altro.

36
Una propria dimora è meglio
anche se è piccola:
ognuno è libero a casa sua.
Anche se possiede due capre
e una sala dal tetto sconnesso,
è meglio che chiedere la carità.

37
Una propria dimora è meglio
anche se è piccola:
ognuno è libero a casa sua.
Sanguina il cuore
di chi è costretto a chiedere
cibo per sé a ogni passo.

38
Dalle proprie armi
non deve l’uomo in campo aperto
allontanarsi di un passo.
Perché non si può sapere
quando fuori sulle strade
potrà servire la lancia.

39
Non ho trovato un uomo così munifico
o così generoso di cibo
che non accettasse un dono;
o delle sue ricchezze
così elargitore,
da sprezzare una ricompensa, a riceverla.

40
Alle proprie ricchezze
che si siano accumulate
non deve l’uomo attaccarsi.
Spesso si risparmia per il male
quel che era disposto per il bene:
molte cose van peggio di come si crede.

41
Con armi e vestiti
saranno gli amici lieti,
ciò è già evidente su sé stessi.
Chi dona e chi ricambia doni
son fra sé gli amici più intimi,
se le cose procedono bene.

42
Al proprio amico
deve l’uomo essere amico
e ricambiare dono con dono.
Le risa con le risa
ripagheranno gli uomini,
ma l’ipocrisia con la menzogna.

43
Al proprio amico
deve l’uomo essere amico
a lui e al suo amico.
Ma all’amico del proprio nemico
non deve nessun uomo
essere amico.

44
Sappi: se hai un amico
in cui riponi buona fiducia
e vuoi da lui qualcosa di buono,
devi accordare il tuo animo col suo
e doni scambiare:
va’ a trovarlo spesso.

45
Se un altro ne hai
in cui riponi cattiva fiducia
e vuoi da lui qualcosa di buono,
gentilmente gli devi parlare
ma riflettere con astuzia
e ricambiare l’ipocrisia con la menzogna.

46
E questo ancora riguardo a colui
in cui riponi cattiva fiducia
e sospetti dei suoi sentimenti:
ridere devi con lui
e parlare a dispetto del tuo cuore:
dovrai ricambiare i doni ricevuti.

47
Giovane fui un tempo,
viaggiai del tutto solo,
allora mi smarrii per le strade.
Ricco mi parve d’essere
quando trovai un altro:
l’uomo è gioia per l’uomo.

48
Gli uomini generosi e prodi
vivono nel modo migliore,
di rado fomentano il dolore.
Ma l’uomo codardo
ha paura di tutto:
al tirchio dà fastidio fare doni.

49
Le mie vesti
diedi nei campi
a due uomini di legno.
Grand’uomini si credettero
come ebbero gli abiti:
nudo, chiunque è affranto.

50
Si dissecca l’albero
che si erge su un dirupo,
non lo protegge corteccia né foglia.
Così è l’uomo
che da nessuno è amato:
perché dovrebbe vivere a lungo?

51
Più ardente del fuoco
divampa tra cattivi amici
l’amicizia per cinque giorni.
Ma poi si spegne
quando il sesto viene
e si rovina tutta l’amicizia.

52
Non grandi cose
deve l’uomo donare,
spesso con poco si ottiene una piccola lode.
Con mezzo pane
e con una coppa inclinata
mi son trovato un compagno.

53
Piccole sabbie,
piccoli mari,
piccole sono le menti degli uomini.
Ché tutti gli uomini
non sono ugualmente saggi,
a mezzo l’umanità dovunque [è divisa].

54
Moderatamente saggio
dovrebbe essere ogni uomo:
mai troppo sapiente.
Sono tra gli uomini
a vivere meglio
coloro che [non] molto sanno.

55
Moderatamente saggio
dovrebbe essere ogni uomo:
mai troppo sapiente.
Ché il cuore dell’uomo saggio
di rado è felice
se chi lo possiede ha molta sapienza.

56
Moderatamente saggio
dovrebbe essere ogni uomo:
mai troppo sapiente.
Il proprio destino
nessuno conosca in anticipo,
ché la mente non abbia ad angosciarsi.

57
Torcia da torcia
divampa finché si consuma;
fiamma s’accende da fiamma.
Dall’uomo l’uomo
apprende il sagace parlare,
ma stolto se [rimane] in silenzio.

58
Si leverà di buon’ora
chi di un altro vuole
le ricchezze o la vita.
Difficilmente il lupo accovacciato
si procura un coscio,
né l’uomo che dorme la vittoria.

59 Ár skal rísa
sá er á yrkendr fá,
ok ganga síns verka á vit;
mart um dvelr
þann er um morgin sefr,
hálfr er auðr und hvǫtom. Si leverà di buon’ora
chi dispone di pochi braccianti
e va lui stesso a sorvegliare i lavori.
Molto spreca
colui che dorme al mattino:
metà ricchezza è in mano al solerte.

60
Di legna secca
e di corteccia di betulla per tetti
di questo l’uomo sappia la misura;
e [anche] di questo, la legna,
quanta ne basti
per l’una e l’altra stagione.

61
Lavato e sazio
cavalchi l’uomo all’assemblea,
anche se non è ben vestito.
Di calzari e brache
nessun uomo deve vergognarsi
e nemmeno del cavallo
anche se non ne ha uno buono.

62
Ghermisce e si protende
quando viene al mare
l’aquila, all’antico mare.
Così è l’uomo
che nella folla avanza
e pochi lo sostengono.

63
Domandare e parlare
deve l’uomo accorto
se vuole essere chiamato saggio.
Uno [soltanto] deve sapere,
non un altro deve,
tutti sanno se tre [sanno].

64
Il suo potere
deve l’uomo prudente
con accortezza esercitare.
E questo scopre
chi viene tra valorosi:
che nessuno è di tutti il più accorto.

65
Di quelle parole
che un uomo all’altro dice,
spesso bisogna dare riparazione.

66
Troppo presto
sono venuto in molti luoghi
e troppo tardi in altri.
La birra era stata bevuta,
A volte non ancora fermentata:
chi è sgradito ha raramente fortuna.

67
Qua e là
sarei stato invitato nelle case
se di cibo non avessi avuto bisogno ai pasti
o se due prosciutti fossero rimasti appesi
presso l’amico leale
dopo che ne avessi mangiato uno.

68
Il fuoco è ottimo
presso i figli degli uomini
e la vista del sole;
la propria salute
se si può averla,
e una vita senza vergogna.

69
Nessun uomo è del tutto infelice
anche se ha cattiva salute;
alcuni traggono dai figli gioia,
alcuni dai congiunti,
alcuni dalle ricchezze,
alcuni dalle buone azioni.

70
È meglio per il vivo
che per il morto:
chi vive ha sempre una vacca.
Il fuoco ho visto ardere
dapprima per l’uomo ricco;
ma morto giaceva fuori la porta.

71
Lo zoppo va a cavallo,
guida il gregge il monco,
il sordo combatte ed è utile.
Essere cieco è meglio
che essere cremato:
non serve a niente un cadavere.

72
Un figlio è meglio
anche se nato postumo,
dopo che il padre è andato.
Raramente le lapidi
si ergono lungo la strada
se non le innalza il congiunto al congiunto.

73
Due sono più terribili di uno,
la lingua è l’assassina della testa.
Io sotto ogni mantello
mi aspetto le mani.

74
È lieto la notte
chi confida nelle provviste.
Corti sono i pennoni delle navi;
instabili sono le notti autunnali;
il tempo cambia
in cinque giorni
e ancor più in un mese.

75
Non sa
chi nulla sa,
molti impazziscono per l’oro.
Un uomo è ricco,
un altro è povero,
non si deve biasimare chi è indigente.

76
Muoiono le mandrie,
muoiono i parenti,
morirai tu stesso allo stesso modo.
Ma la fama
non muore mai
per chi se ne è fatta una buona.

77
Muoiono le mandrie,
muoiono i parenti,
morirai tu stesso allo stesso modo.
Una cosa conosco
che mai muore:
la reputazione di chi è morto.

78
Pieni i recinti
vidi dei figli del Pancione:
ora essi portano il bastone del mendico.
È la ricchezza
un batter d’occhio,
il più incostante degli amici.

79
L’uomo insavio
se riesce ad avere
la ricchezza o l’amor di donna,
l’orgoglio in lui cresce
ma il buon senso mai:
avanza solo in arroganza.

80
Questo è dunque provato:
quando tu le rune consulti
di origine divina,
che crearono i supremi numi,
che dipinse il terribile vate,
questo è meglio, tacere.

81
A sera si deve il giorno lodare,
la moglie, quando è cremata,
la spada, quando è provata,
la fanciulla, quando è sposata,
il ghiaccio, quando è attraversato,
la birra, quando è bevuta.

82
Nel vento si deve il legno spaccare,
col buon tempo in mare remare,
nel buio con una fanciulla parlare:
molti sono gli occhi del giorno.
Una nave serve per viaggiare,
uno scudo per proteggere,
una spada per colpire,
una fanciulla per baciarla.

83
Presso il fuoco bevi la birra,
sul ghiaccio pattina,
compra un cavallo magro
e una spada insozzata,
a casa ingrassa il cavallo
ma il cane nel cortile.

84
Alle parole di una fanciulla
non deve nessun uomo credere,
né a ciò che dice una donna.
Sulla ruota [del vasaio] che gira
sono stati plasmati i loro cuori,
e la mutevolezza nel loro petto.

85
D’un arco che cigola,
d’una fiamma che avvampa,
d’un lupo che spalanca le fauci,
d’un corvo che stride,
d’un maiale che grugnisce,
d’un albero senza radici
del mare che si leva
del calderone che bolle.

86
D’una lancia che vola,
d’un’onda che si rovescia,
del ghiaccio di una notte,
del serpe che si attorce,
dei discorsi di donne al letto,
d’una spada che si spezza,
dei giochi di un orso,
o del figlio di un re.

87
D’un vitello malato,
d’un servo intraprendente,
delle confidenze di una veggente,
d’un assassinio recente.

88
Su un campo seminato anzitempo
nessun uomo confidi,
né troppo presto in un figlio.
Il tempo governa il campo
e la saggezza il figlio:
entrambi sono inaffidabili.

89
Nell’assassino del fratello,
quando lo si incontri sulla via,
in una casa mezzo bruciata,
in un destriero che troppo corre
(è inutile un cavallo
se si rompe una zampa):
nessun uomo sia così ingenuo
da credere in tutto questo.

90
Così è l’amore delle donne
che sono false di pensiero:
come condurre un cavallo non ferrato
sul ghiaccio scivoloso,
irruento [puledro] di due anni
e non del tutto domato;
o nel vento turbinante
una nave senza timone;
o uno zoppo che cerchi di catturare
una renna su un monte in disgelo.

91
Apertamente ora parlo
perché l’uno e l’altro conosco,
insidioso è alle donne il cuore degli uomini.
Quanto più dolcemente parliamo,
tanto più falsamente pensiamo:
così s’inganna il sentimento dell’avveduta.

92
Con dolcezza deve parlare
e donare ricchezze
chi vuole ottenere l’amore di una donna.
Loda il sembiante
della splendida fanciulla:
la conquista chi la lusinga.

93
Amore rimproverare
non deve nessun uomo
ad un altro mai.
Spesso imbrigliano il saggio
laddove lo stolto non imbrigliano
le radiose apparenze d’amore.

94
In nessun modo rimproverare
un uomo a un altro deve
di quel che accade alla gente.
Stolti da saggi
son fatti i figli degli uomini:
questo il potere del desiderio.

95
Unica la mente sa
quel che dimora accanto al cuore;
ognuno è solo con i suoi sentimenti.
Non c’è malattia peggiore
per l’uomo saggio
di non avere nulla da amare.

96
Questo ho compreso
mentre tra le canne sedevo
e aspettavo [di soddisfare] il mio desiderio.
Carne e cuore
era per me quella splendida fanciulla,
ma ancora non sono riuscito a possederla.

97
La figlia di Billingr
trovai nel letto,
bianca come il sole e addormentata.
I privilegi di un nobile
non erano nulla per me,
se non vivevo con quel bel sembiante.

98
«Verso sera
dovrai, Óðinn, venire,
se vuoi persuadere la fanciulla.
Sarebbe assai sconveniente,
a meno che noi due soli si sappia
di certi segreti convegni.»

99
Tornai indietro
e di godere credevo,
mosso da passione.
Questo io pensavo:
che avrei avuto
il suo cuore tutto e il piacere.

100
Quando la volta dopo arrivai,
c’era all’erta
l’intera schiera e vegliava,
con torce avvampanti
e bastoni impugnati:
così mi fu indicata la via dello scorno!

101
Sul far del mattino,
quando venni di nuovo,
la schiera dei servi dormiva.
Soltanto trovai la cagna
di quella buona femmina
legata nel letto.

102
Molto, la buona fanciulla,
se si vuol saperla tutta,
è d’animo volubile con gli uomini.
Questo ho appurato
quando quella donna saggia
provai a condurre alla lussuria.
Ad ogni scherno
mi espose l’accorta fanciulla,
e da quella donna non ebbi un bel niente.

103
A casa lieto l’uomo,
sorridente con gli ospiti,
deve saper essere,
di buona memoria e loquace,
se vuole apparire vissuto;
spesso parlerà di cose buone.
Pezzo d’idiota viene chiamato
chi poco sa raccontare:
questo è il carattere dell’insavio.

104
L’antico gigante ho visitato,
proprio ora sono di ritorno.
Poco ottenni là col silenzio:
con molte parole
ho parlato a mio vantaggio
nelle sale di Suttungr.

105
Gunnlǫð mi diede
sul trono d’oro
da bere il prezioso idromele.
Un cattivo compenso
le diedi in cambio
per il suo cuore generoso,
per il suo spirito dolente.

106
Il morso del trapano
lasciai si facesse spazio
e perforò le rocce;
sopra e sotto
avevo le vie dei giganti:
così rischiai la testa.

107
Con l’inganno quel bel sembiante
mi son ben goduto:
a poco rinuncia chi è saggio.
Perché Óðrørir
è ora salito
al santuario delle stirpi della terra.

108
In me è il dubbio
che sarei ritornato
dalle fortezze dei giganti,
se Gunnlǫð non mi avesse aiutato:
la brava donna
a cui protesi la mano.

109
Il giorno dopo
vennero i giganti di brina
a chiedere consiglio ad Hár
nella sala di Hár.
Di Bǫlverkr chiedevano,
se fosse tornato tra gli dèi
o se Suttungr l’avesse ammazzato.

110
Sul sacro anello, Óðinn,
credo, abbia giurato;
ma chi potrebbe credergli?
Suttungr frodò,
lui, del suo idromele
e pianse Gunnlǫð.

111
È tempo che cominci a parlare
dal seggio del vate
presso Urðarbrunnr.
Vidi e tacqui,
vidi e meditai,
ascoltai i discorsi degli uomini.
Udii delle rune e imparai,
né furono celati i dettagli.
Alle sale di Hár,
nelle sale di Hár,
sentii dire così:

112
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Di notte non alzarti
a meno che tu non sia di guardia
o che non stia cercando un posto fuori città.

113
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Di una donna affascinante
non dormir nell’abbraccio
così che t’imprigioni tra le sue membra.

114
Lei farà in modo
che tu non ti curerai
delle assemblee né delle parole del sovrano;
che cibo più non vorrai
né umani piaceri,
e che tu vada a dormire colmo di crucci.

115
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
La donna di un altro
non sedurre mai
[per farne] la tua segreta amante.

116
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Sul monte o nel fiordo
se viaggi a lungo,
assicurati abbondanti provviste.

117
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
A un uomo malvagio
non permettere mai
di conoscere i tuoi guai:
ché da un uomo malvagio
non si otterrà mai
di ricambiare un animo amico.

118
Morso a sangue
io vidi un uomo
dalle parole di una donna malvagia.
Una lingua falsa
fu per lui la morte
e non già per giuste ragioni.

119
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Sappi questo, se hai un amico
nel quale riponi fiducia,
va’ a trovarlo spesso:
perché è coperto di sterpi
e di erba alta
il sentiero che nessuno percorre.

120
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Un buon compagno
scegliti per piacevoli conversari,
e impara incantesimi benefici, mentre hai vita.

121
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Con il tuo amico
non essere mai
il primo a rompere il vincolo.
L’angoscia ti rode il cuore
se non puoi raccontare
a qualcuno tutti i tuoi pensieri.

122
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Parole scambiare
tu non dovrai mai
con insavie scimmie.

123
Ché da un uomo malvagio
non otterrai mai
ricompensa per il bene.
Ma un uomo buono
potrà farti sentire
apprezzato con le lodi.

124
Amicizia è scambiata
quando uno può rivelare
a un altro il suo intero pensiero.
Tutto è migliore
che non essere fidàti;
non è amico di un altro
chi parla solo per piacergli.

125
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Per tre parole non disputerai
con un uomo peggiore di te:
spesso il migliore è sconfitto
quando combatte il peggiore.

126
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Non il calzolaio farai
o l’armaiolo
se non per te stesso.
Se la scarpa è mal fatta
o è storta la lancia,
la scarogna è in agguato per te.

127
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Dovunque tu abbia ricevuto offesa,
afferma che è un’offesa
e non dar tregua ai tuoi nemici.

128
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Gioia del male
non avere mai,
ma trai piacere dal bene.

129
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Guardare in alto
non devi in battaglia:
[pazzi] quali cinghiali
diventano i figli degli uomini:
così non ti lanceranno incantesimi.

130
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Se vuoi per te una buona femmina
parlale con dolci sussurri
e prendi piacere con lei;
devi fare belle promesse
e subito mantenerle:
nessuno soffre il bene, a riceverlo.

131
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Prudente ti consiglio di essere
ma non troppo prudente.
Sii con la birra molto prudente
e con la donna di un altro
e questo per terzo,
che i ladri non ti freghino.

132
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Con scherno e risate
non ricevere mai
ospite né viandante.

133
Spesso non sa bene
colui che siede dentro [casa]
di qual stirpe siano coloro che arrivano.
Nessun uomo è così buono
da non avere difetti,
né così cattivo da non servire a nulla.

134
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Del vate dai capelli grigi
non ridere mai;
spesso è buona cosa quel che dicono i vecchi.
Spesso da un otre sgualcito
vengono parole sensate,
uno che è appeso tra i pellami,
e penzola tra i ritagli di cuoio,
e ciondola tra stomaci coi cagli.

135
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Non scacciare un ospite,
non condurlo alla porta,
tratta con garbo i poveri.

136
Poderosa è quella spranga di legno
che deve scorrere
per aprire a tutti.
Un anello dai in dono
o ti invocheranno
qualche malanno nel corpo.

137
Ti consiglio, Loddfáfnir,
e tu accetta il consiglio,
ne trarrai beneficio se l’accetti,
bene ti verrà se l’accogli.
Dovunque tu beva birra,
invoca per te la forza della terra!
perché la terra agisce contro la birra,
il fuoco contro la malattia,
la quercia contro la dissenteria,
la spiga contro la stregoneria,
il sambuco contro le liti in famiglia,
per l’ira devi invocare la luna,
l’erica contro la rabbia,
e contro il male le rune,
il terreno agisce contro le inondazioni.

138
Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Óðinn,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.

139
Con pane non mi saziarono
né con corni [mi dissetarono].
Guardai in basso,
feci salire le rune,
chiamandole lo feci,
e caddi di là.

140
Nove terribili incantesimi
ricevetti dall’illustre figlio
di Bǫlþorn, padre di Bestla,
e un sorso ottenni
del prezioso idromele
attinto da Óðrørir.

141
Ecco io presi a fiorire
e diventai saggio,
a crescere e farmi possente.
Parola per me da parola
trassi con la parola,
opera per me da opera
trassi con l’opera.

142
Rune tu troverai
lettere chiare,
lettere grandi,
lettere possenti,
che dipinse il terribile vate,
che crearono i supremi numi,
che incise Hroptr degli dèi.

143
Óðinn tra gli Æsir,
ma per gli elfi Dáinn,
Dvalinn innanzi ai nani,
Ásviðr innanzi ai giganti,
io stesso ne ho incisa qualcuna.

144
Tu sai come incidere?
Tu sai come interpretare?
Tu sai come dipingere?
Tu sai come provare?
Tu sai come invocare?
Tu sai come sacrificare?
Tu sai come mandare?
Tu sai come immolare?

145
È meglio non essere invocato
che [ricevere] troppi sacrifici:
un dono è sempre per un compenso.
È meglio essere senza offerte
che [ricevere] troppe immolazioni.
Così Þundr incise
prima della storia dei popoli;
poi egli si levò su
da dove era venuto.

146
Conosco incantesimi
che non conosce sposa di sovrano
né figlio d’uomo.
«Aiuto» si chiama il primo
ed a te darà aiuto
contro liti e angosce
e ogni tristezza.

147
Questo conosco per secondo:
di cosa necessitano i figli degli uomini,
se vogliono vivere da guaritori.

148
Questo conosco per terzo:
se ho grande urgenza
di incatenare i miei nemici,
io spunto le lame
dei miei avversari:
non mordono più armi né bastoni.

149
Questo conosco per quarto:
se uomini impongono
ceppi alle mie membra,
così io canto
che me ne possa andare:
la catena salta via dai piedi
e dalle mani il laccio.

150
Questo conosco per quinto:
se io vedo scagliata dal nemico
la lancia volare nella mischia,
non vola quella con tale impeto
ch’io non possa fermarla
se solo la intercetti con lo sguardo.

151
Questo conosco per sesto:
se un guerriero mi ferisce
con radici di un albero verdeggiante,
quell’uomo
evoca da me furore:
ché il male divori lui e non me.

152
Questo conosco per settimo:
se vedo avvampare l’alta
sala intorno ai miei compagni di panca,
non brucia [quella] con tale ardore
ch’io non possa salvarla
con l’incantesimo che conosco, a cantarlo.

153
Questo conosco per ottavo,
che per tutti
è da cogliere con profitto:
dovunque sorge l’odio
tra i figli del sovrano.
questo subito io posso acquietare.

154
Questo conosco per nono,
se mi trovo in difficoltà
per salvare la mia nave sui flutti,
il vento io calmo
sulle onde
e addormento tutto il mare.

155
Questo conosco per decimo,
se io vedo «cavalcatrici dei recinti»
giocare nell’aria,
io posso fare in modo
che esse smarriscano il ritorno
ai loro corpi a casa,
ai loro spiriti a casa.

156
Questo conosco per undicesimo:
se io devo in battaglia
condurre vecchi amici.
sotto gli scudi io canto
ed essi vanno vittoriosi
salvi alla mischia,
salvi dalla mischia:
dovunque salvi giungono.

157
Questo conosco per dodicesimo:
se io vedo su un albero in alto
un impiccato oscillare,
in tal modo incido
e in rune dipingo
così che quell’uomo cammini
e parli con me.

158
Questo conosco per tredicesimo:
se io un giovane guerriero
spruzzerò d’acqua,
egli non cadrà,
anche se venga nelle schiere:
non morirà quell’uomo di spada.

159
Questo conosco per quattordicesimo:
se io devo alle genti umane
enumerare prima gli dèi,
degli Æsir e degli elfi,
conosco l’ordine di tutti;
gli insavi non sanno così tanto.

160
Questo conosco per quindicesimo:
quel che cantò Þjóðrǿrir
il nano, dinanzi alle porte di Dellingr.
Cantò potenza agli Æsir
e agli elfi coraggio,
saggezza a Hroptatýr.

161
Questo conosco per sedicesimo:
se io voglia d’una accorta fanciulla
avere tutto il sentimento e il piacere,
l’animo io piego
della donna dalle candide braccia,
e distorco ogni suo pensiero.

162
Questo conosco per diciassettesimo:
che mai mi eviterà
la giovane fanciulla.
Di questi incantesimi
potrai tu, Loddfáfnir,
fare a lungo a meno;
tuttavia bene verrà a te se li accogli,
beneficio se li accetti,
giovamento se li ricevi.

163
Questo conosco per diciottesimo:
ciò che io mai insegnerò
a fanciulla né a sposa
(tutto è meglio
quando uno solo sa,
così arrivo alla fine dei miei detti),
se non, unica, a colei
che col braccio mi cinge
o è a me sorella.

164
Ora ecco i canti di Hár
pronunciati nella sala di Hár,
molto utili ai figli degli uomini,
inutili ai figli dei giganti.
salute sia a chi li disse!
salute sia a chi li conosce!
utili siano a chi li ha appresi!
salute, a coloro che li ascoltarono!

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